Titolo: Io no ho ucciso
[Titolo originale: That’s Not My Name]
Autrice: Megan Lally
Editore: Newton Compton Editori
Data di uscita: 29 Luglio 2025
Genere: giallo | thriller psicologico | YA
Pagine: 320
Volume: autoconclusivo
Io non ho ucciso di Megan Lally, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori è un thriller psicologico narrato dal doppio P.O.V. dei due giovani protagonisti: la ragazza scomparsa e il ragazzo accusato frettolosamente della sparizione... Cosa sarà davvero successo?
- La mia Recensione -
Parto con una premessa, che riguarda il titolo del libro.
Nella versione originale “That’s Not My Name” l’autrice mette in risalto il punto di vista della ragazza sparita, quella che è maggiormente in pericolo e sulla cui testa pende inesorabile il tempo che è agli sgoccioli…
Nella versione italiana invece, è stato scelto come titolo “Io non ho ucciso”, dando più importanza all’altro punto di vista, quello del ragazzo che viene accusato di essere colui che ha fatto del male alla ragazza, e che cerca disperatamente di dimostrare la sua innocenza ritrovandola.
Sono due scelte totalmente differenti, seppur comprensibili, visto che, per l’appunto, i due narratori che raccontano la storia a capitoli alternati, sono proprio la ragazza in estremo pericolo e il ragazzo che la sta cercando disperatamente.
La storia inizia infatti nel vivo dell’azione, quando le cose sono già in moto, terribilmente compromesse e assolutamente confuse e piene di misteri.
La diciassettenne che inizia a raccontare, è una ragazza che nel cuore della notte si risveglia sul ciglio di un fosso, tutta piena di lividi, intirizzita e totalmente senza memoria. Non ricorda come sia finita su una strada di montagna, non si capacita di come faccia ad essere ancora viva con tutte le ferite che riporta sul corpo, non ha idea del perché si trovi in quel luogo a lei sconosciuto e soprattutto non sa assolutamente come mai la sua memoria sia completamente andata, al punto tale da non sapere nemmeno il proprio nome.
Viene ritrovata per caso da un giovane agente della polizia, che la porta in centrale (una piccolissima centrale di un paesino di montagna) e che cerca di confortarla e di trovare una soluzione per ovviare alla sua perdita di memoria e alle sue condizioni fisiche.
Non ci sono segnalazioni di persone scomparse che rispecchino le caratteristiche della ragazza, ma dopo neanche qualche ora dal ritrovamento, un uomo di mezz’età in preda al panico, dice di chiamarsi Wayne Boone e di stare cercando disperatamente da ore sua figlia diciassettenne che ha avuto un incidente stradale mentre si dirigevano alla loro casa di montagna.
La ragazza non ha idea di chi sia quell’uomo, ma lui, vedendola, afferma immediatamente che quella sia proprio sua figlia, Mary Boone.
E per quanto il giovane agente sia un po’ restio a lasciarla andare con quell’uomo, soprattutto perché la giovane non ricorda nulla e non può confermare la storia, cerca prove per confermare la tesi del signore Boone, il quale gli mostra immediatamente alcune foto della ragazza sul proprio cellulare, e la fotocopia di documenti vari quali il certificato di nascita e il tesserino scolastico di una ragazza con le medesime caratteristiche: diciassette anni, capelli castani fino al mento, lentiggini sul naso e gli occhi verdi.
Che sia vero? L’uomo pare molto preoccupato per la ragazza, e sembra assai premuroso, gentile e ben disposto verso sua “figlia”.
La ragazza non sa a chi credere, ma perché quell’uomo ha tutte quelle scartoffie su di lei, se non è suo padre?
A qualche ora di macchina di distanza, a Washington City, un ragazzo diciassettenne di nome Drew è disperato. Sono passate già cinque settimane da quando la sua ragazza Lola Elizabeth Scott è sparita nel nulla e sebbene lui continui ad affermare di non averle fatto nulla, tutti nella cittadina lo ritengono colpevole, in particolare lo sceriffo Roane, che non si smuove da questa teoria e non approfondisce le indagini: ha già deciso che il colpevole sia Drew, nonostante non abbia nessuna prova per confermarlo.
Drew ha il cuore doppiamente spezzato, perché se da una parte non vuole assolutamente essere additato come colpevole per qualcosa che non ha fatto, dall’altra si sente responsabile nei confronti di Lola perché pare che nessuno la stia più cercando!
Lola ha i capelli castani tagliati fino al mento, grandi occhi verdi, è stata vista per l’ultima volta il 29 Settembre alle 22:55 a Washington City nei pressi del pontile sul fiume Willamette e da lì si sono completamente perse le tracce.
Drew continua a stampare i volantini con il volto sorridente della sua ragazza mentre indossa il suo giubbino personalizzato con le maniche a fiori, e ne tappezza la città, e nonostante l’unica persona (oltre ai suoi genitori) che continua a parlargli sia suo cugino Max, l’angoscia di non trovare Lola lo attanaglia ben più di tutti gli sguardi intrisi d’odio che lo scandagliano ovunque, in particolare Autumn, l’arrabbiatissima migliore amica di Lola.
E se da una parte fare la cosa giusta lasciando che sia la polizia a fare il proprio lavoro sarebbe la cosa migliore, dall’altra Drew sente nel suo cuore che lui sia l’ultima speranza rimasta per Lola: nessuno fa nulla per ritrovarla veramente, quindi decide di fare letteralmente di tutto pur di correre in suo soccorso.
Queste sono le domande che accompagnano i lettori per tutto il libro, che consiste in una narrazione super scorrevole, incalzante, piena di dettagli che si insinuano nella mente dei lettori suscitando innumerevoli dubbi su cosa sia davvero successo… elemento che ho apprezzato molto e che mi ha fatto letteralmente divorare il libro in un paio di giorni!!
Certo, la tematica non è per nulla allegra, né ricalca panorami rosei e fiduciosi, eppure la verosimiglianza alla realtà, la bravura narrativa dell’autrice Megan Lally e il duplice P.O.V. hanno condito alla perfezione la storia, capitolo dopo capitolo.
Ovviamente mi sono fatta un’idea fin dalle prime pagine, ma vi assicuro che c’è un colpo di scena finale che rimette tutto in discussione in una maniera ben più agghiacciante e ahimè reale di quanto si possa immaginare, perché purtroppo il mondo è provvisto di persone molto molto cattive e spietate.
Ho molto apprezzato l’idea, lo stile narrativo, il ritmo incalzante, la vivacità di dettagli assolutamente ben studiati che l’autrice ha inserito nella trama, l’evoluzione della storia e il modo in cui tutto il libro fili scorrevolissimamente.
“Io non ho ucciso” è il primo libro che leggo di questa autrice, ma mi ha incuriosita a tal punto che sarei ben favorevole a leggere altre sue opere.
E pertanto mi sento assolutamente di consigliarne la lettura a chi apprezza i thriller psicologici che scavano non solo nei fatti, ma anche nei retroscena dei più piccoli dettagli che possono servire per arrivare alla soluzione.
Nella versione originale “That’s Not My Name” l’autrice mette in risalto il punto di vista della ragazza sparita, quella che è maggiormente in pericolo e sulla cui testa pende inesorabile il tempo che è agli sgoccioli…
Nella versione italiana invece, è stato scelto come titolo “Io non ho ucciso”, dando più importanza all’altro punto di vista, quello del ragazzo che viene accusato di essere colui che ha fatto del male alla ragazza, e che cerca disperatamente di dimostrare la sua innocenza ritrovandola.
Sono due scelte totalmente differenti, seppur comprensibili, visto che, per l’appunto, i due narratori che raccontano la storia a capitoli alternati, sono proprio la ragazza in estremo pericolo e il ragazzo che la sta cercando disperatamente.
La storia inizia infatti nel vivo dell’azione, quando le cose sono già in moto, terribilmente compromesse e assolutamente confuse e piene di misteri.
La diciassettenne che inizia a raccontare, è una ragazza che nel cuore della notte si risveglia sul ciglio di un fosso, tutta piena di lividi, intirizzita e totalmente senza memoria. Non ricorda come sia finita su una strada di montagna, non si capacita di come faccia ad essere ancora viva con tutte le ferite che riporta sul corpo, non ha idea del perché si trovi in quel luogo a lei sconosciuto e soprattutto non sa assolutamente come mai la sua memoria sia completamente andata, al punto tale da non sapere nemmeno il proprio nome.
Viene ritrovata per caso da un giovane agente della polizia, che la porta in centrale (una piccolissima centrale di un paesino di montagna) e che cerca di confortarla e di trovare una soluzione per ovviare alla sua perdita di memoria e alle sue condizioni fisiche.
Non ci sono segnalazioni di persone scomparse che rispecchino le caratteristiche della ragazza, ma dopo neanche qualche ora dal ritrovamento, un uomo di mezz’età in preda al panico, dice di chiamarsi Wayne Boone e di stare cercando disperatamente da ore sua figlia diciassettenne che ha avuto un incidente stradale mentre si dirigevano alla loro casa di montagna.
La ragazza non ha idea di chi sia quell’uomo, ma lui, vedendola, afferma immediatamente che quella sia proprio sua figlia, Mary Boone.
E per quanto il giovane agente sia un po’ restio a lasciarla andare con quell’uomo, soprattutto perché la giovane non ricorda nulla e non può confermare la storia, cerca prove per confermare la tesi del signore Boone, il quale gli mostra immediatamente alcune foto della ragazza sul proprio cellulare, e la fotocopia di documenti vari quali il certificato di nascita e il tesserino scolastico di una ragazza con le medesime caratteristiche: diciassette anni, capelli castani fino al mento, lentiggini sul naso e gli occhi verdi.
Che sia vero? L’uomo pare molto preoccupato per la ragazza, e sembra assai premuroso, gentile e ben disposto verso sua “figlia”.
La ragazza non sa a chi credere, ma perché quell’uomo ha tutte quelle scartoffie su di lei, se non è suo padre?
A qualche ora di macchina di distanza, a Washington City, un ragazzo diciassettenne di nome Drew è disperato. Sono passate già cinque settimane da quando la sua ragazza Lola Elizabeth Scott è sparita nel nulla e sebbene lui continui ad affermare di non averle fatto nulla, tutti nella cittadina lo ritengono colpevole, in particolare lo sceriffo Roane, che non si smuove da questa teoria e non approfondisce le indagini: ha già deciso che il colpevole sia Drew, nonostante non abbia nessuna prova per confermarlo.
Drew ha il cuore doppiamente spezzato, perché se da una parte non vuole assolutamente essere additato come colpevole per qualcosa che non ha fatto, dall’altra si sente responsabile nei confronti di Lola perché pare che nessuno la stia più cercando!
Lola ha i capelli castani tagliati fino al mento, grandi occhi verdi, è stata vista per l’ultima volta il 29 Settembre alle 22:55 a Washington City nei pressi del pontile sul fiume Willamette e da lì si sono completamente perse le tracce.
Drew continua a stampare i volantini con il volto sorridente della sua ragazza mentre indossa il suo giubbino personalizzato con le maniche a fiori, e ne tappezza la città, e nonostante l’unica persona (oltre ai suoi genitori) che continua a parlargli sia suo cugino Max, l’angoscia di non trovare Lola lo attanaglia ben più di tutti gli sguardi intrisi d’odio che lo scandagliano ovunque, in particolare Autumn, l’arrabbiatissima migliore amica di Lola.
E se da una parte fare la cosa giusta lasciando che sia la polizia a fare il proprio lavoro sarebbe la cosa migliore, dall’altra Drew sente nel suo cuore che lui sia l’ultima speranza rimasta per Lola: nessuno fa nulla per ritrovarla veramente, quindi decide di fare letteralmente di tutto pur di correre in suo soccorso.
Lola Scott e Mary Boone sono la stessa persona?
Wayne Boone dice la verità?
Perché Mary non ricorda nulla e ha sempre la sensazione che qualcosa non torni nelle parole di Wayne?
Drew sta dicendo la verità? E riuscirà a sbrogliare il mistero indagando da solo nonostante la sua giovanissima età?
Queste sono le domande che accompagnano i lettori per tutto il libro, che consiste in una narrazione super scorrevole, incalzante, piena di dettagli che si insinuano nella mente dei lettori suscitando innumerevoli dubbi su cosa sia davvero successo… elemento che ho apprezzato molto e che mi ha fatto letteralmente divorare il libro in un paio di giorni!!
Certo, la tematica non è per nulla allegra, né ricalca panorami rosei e fiduciosi, eppure la verosimiglianza alla realtà, la bravura narrativa dell’autrice Megan Lally e il duplice P.O.V. hanno condito alla perfezione la storia, capitolo dopo capitolo.
Ovviamente mi sono fatta un’idea fin dalle prime pagine, ma vi assicuro che c’è un colpo di scena finale che rimette tutto in discussione in una maniera ben più agghiacciante e ahimè reale di quanto si possa immaginare, perché purtroppo il mondo è provvisto di persone molto molto cattive e spietate.
Ho molto apprezzato l’idea, lo stile narrativo, il ritmo incalzante, la vivacità di dettagli assolutamente ben studiati che l’autrice ha inserito nella trama, l’evoluzione della storia e il modo in cui tutto il libro fili scorrevolissimamente.
“Io non ho ucciso” è il primo libro che leggo di questa autrice, ma mi ha incuriosita a tal punto che sarei ben favorevole a leggere altre sue opere.
E pertanto mi sento assolutamente di consigliarne la lettura a chi apprezza i thriller psicologici che scavano non solo nei fatti, ma anche nei retroscena dei più piccoli dettagli che possono servire per arrivare alla soluzione.
Megan Lally è un’autrice bestseller di «New York Times» e «USA Today». Quando non sta scrivendo romanzi oscuri e inquietanti, adora passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia. Vive sulla costa del Pacifico con la famiglia e quattro animaletti caotici.
La Newton Compton ha pubblicato Io non ho ucciso.
Per saperne di più: meganlallywrites.com
La Newton Compton ha pubblicato Io non ho ucciso.
Per saperne di più: meganlallywrites.com





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